Indice

 

due righe...

Carissimi Amici,

  • Sono due righe, solo due righe, forse un po’ di piú, che penso di enviarvi tutte le settimane (spero di farcela).
  • Due righe per dirvi come sto.
  • Due righe per informarvi di come vanno le cose da questa parte dell’oceano.
  • Due righe per trasmettervi “i sorrisi e i pianti” dei nostri bambini.
  • Due righe per rimanere legati col filo dell’amicizia e della solidarietà.
  • Due righe per camminare e proseguire insieme nella nostra missione.
  • Due righe per dirci piú spesso e con sempre maggiore coscienza e soddisfazione che ci vogliamo bene.
  • Due righe per dirvi che l’amore non conosce distanze, non ha confini.
  • Due righe da p. Pino, don Bepi, Beppe, Giuseppe, infine, un po’piú vecchio, ma sempre lo stesso e per sempre vostro amico.


due righe... di lunedì – 13 Febbraio2005

Torna Febbraio e la vita sembra riprendere il suo ritmo normale qui in Brasile. Le ferie estive sono finite e oggi ricominciano le scuole, ma...”os tamburins”(piccoli tamburi usati dalle scuole di samba) hanno cominciato arullare per annunciare che il carnevale, “la piú grande festa popolare della terra”, é cominciato. E allora tutti in piazza, nelle strade o nel locale appositamente preparato, il “sambodromo”(=stadio della samba), perché, come si suol dire, il carnevale i brasilani ce l’hanno nel sangue. É una follia generale che, chi piú chi meno, contagia un po’ tutti. Comincia, si puó dire, subito dopo le feste di Natale, e in alcuni luoghi, come “Salvador da Bahia” si inoltra dentro la quaresima. Il punto alto, peró, é la settimana prossima, da venerdi 24 a martedi 28 febbraio; in questi giorni il Brasile si ferma, la vita riprende solo al mecoledi delle ceneri, dopo mezzogiorno. A proposito del carnevale si dicono tante cose, alcune vere altre no o per lo meno molto, molto esagerate. Il nostro carnevale é molte volte paragonato ai baccanali dell’antica Grecia o della Roma imperiale, con molta prostituzione, sfrenatezza nei costumi, nuditá, pornografia, assalti, furti, violenza, resa dei conti, assassinii in massa... In parte é vero, e anch’io per molti anni ho pensato cosí e, in fin dei conti, é questa l’immagine che la televisione e i mezzi di comunicazione sociale ti lasciano,ma... é proprio e solo cosí? Anni fa, ebbi l’opportunitá di assistere al carnevale di Rio de Janeiro. Eravamo quattro sacerdoti e ci trovavamo lá per participare di un corso per missionari. Non avevamo nessuna intenzione e fu quasi per caso che entrammo nella “Marquês de Sapucaí”, lo stadio della samba. Eravamo da poco arrivati a Rio dopo un viaggio di piú di Km 800 in macchina e per la veritá eravamo stanchi, ma dopo aver detto Messa, fatto il bagno e cenato, visto che eravamo a un tiro di schioppo dal “sambodromo”, decidemmo di andare a fare un breve giro lí intorno per sentire un po’clima. Entrammo perché un signore ci portó dentro senza che glielo chiedessimo. Lá dentro le nostre idee, o meglio preconcetti, cambiarono. Assistimmo a uno spettacolo totalmente differente dalle nostre aspettative. Le tribune erano strapiene, e la gente saltava felice sugli spalti, si davano la mano gli uni gli altri, applaudivano l’evoluzione della scuola e si lasciavano coinvolgere dal ritmo frenetico della batteria, sempre formatada trecento, quattrocento elementi. Dovete sapere infatti che nel sambodromo tutti gli strumenti sono a percussione. Quella moltitudine cantava e si divertiva al suono del “samba enredo”, una canzone ripetuta per 120 minuti; e pensare che io, prima di entrare nel sambodromo, mi domandavo: che barba, la stessa “tiritera” per tanto tempo! E invece i minuti passarono senza accorgersene.Fatto interessante é che, visto che a Rio assalti e furti sono all’ordine del giorno, non avevamo un soldo in tasca per comprare una bibita in quella notte calda, ma... la gente vicino a noi, se ne accorse e cominció a offrirci acqua, aranciata, quello che avevano, infine cominciammo a parlare, a fare amicizia e terminammo dandoci la mano e saltando sulle gradinate al ritmo della musica, come quando, da bambini, sigiuocava al giro tondo; eravamo diventati tutti dei bambini felici. Lá sotto sulla pista del “sambodromo”, ogni scuola di samba sfilava con 3500-4000 persone e in una notte erano sette le scuole a presentarsi.Vi domanderete: chi sono e da dove viene tutta questa gente? In Brasile si calcola che sono 12.000 le favelas e in Rio de Janeiro sono circa 740, la piú famosa é la “Rocinha”, con piú di 800.000 (ottocento mila) abitanti. Le scuole di samba come la “Mangueira”, “Salgueiro”, “Beja-flor de Nilopolis”... appartengono a favelas che portano lo stesso nome. Le favelas in Rio hanno una triste fama; sono dominate dai trafficanti di droga sempre in guerra fra di loro per avere il “comando” (dominio” della favela. La gente che sfilava davanti a noi erano persone che vivono nel terrore tutto l’anno, che ogni due o tre giorni passano la notte in bianco nascondendosi come possono dai colpi delle carabine automatiche e dai fucili mitragliatori. É tutta gente molto povera, la maggioranza negra o mulatta, che non ha le risorse per uscire da lí e vive vendendo frutta in spiaggia o i biglietti della lotteria. Il carnevale é il loro grande giorno, l’aspettano e si preparano tutto l’anno. Fanno sacrifici enormi per comprarsi la “fantasia” (il vestito) e quando scendono nella “passarela”, si trasformano, danzando e muovendo i piedi e le gambe con una rapiditá incredibili. Non sono appena personaggi anonimi di un grande spetaccolo, ma molto di piú: sono esseri umani che in poche ore stravasano tutta la loro gioia di vivere erealizzano seppure in parte e per non molto, il loro sogno di felicitá... Fu una notte unica,diversa, ma diversi ci troviammo tutti e quattro che presi e incantati daquello spettacolo fummo appena capaci di dire: é valso la pena!!!Ben venuto, carnevale!

 

due righe... di lunedì – 05 Dicembre 2005

Carissimi Amici,

Siamo giá all' “after day”, passa tutto molto rapidamente, non é vero? É passato Natale, sta “passando” un altro anno e la vita vola quasi senza accorgersene. Mi diceva questo il vecchio Zé, un uomo di piú de 70 anni che viveva in strada da piú di 20. Sposato per quasi 30 anni, con i figli grandi e giá tutti sistemati, vedovo, aveva trasformato la strada nella sua casa. “Non posso lamentarmi della mia famiglia, mi diceva, ho avuto e amato una buona donna, penso di essere stato un buon marito e un buon padre dei miei figli, ho fatto una vita normale come la gran parte della gente e sono stato bene, ma... mi sentivo qualcosa dentro che non mi lasciava tranquillo; non mi sono mai interessati i soldi, il divertimento, ho sempre lavorato e lavorato sodo per mantenere la mia famiglia e perché non le mancasse niente, ma io volevo esser me stesso e per questo sentivo dentro di me che dovevo fare qualcosa differente. Volevo sentirmi indipendente, responsabile dei miei atti, per anni ero vissuto sottomesso a dei superiori e dire, che ero un buon funzionario, un anno mi hanno anche dato um premio per buon comportamento, ma il mio sogno di libertá non mi ha mai abbandonato. Cosí alcuni mesi dopo la morte di mia moglie presi la decisione di vivere in strada, e mantenermi con il minimo possibile, senza essere a carico di nessuno. I miei figli, all’inizio pensarono che suo padre stava “dando di fuori” e che la decisione era dovuta al trauma della morte della moglie, ma piano piano si resero conto che non era cambiato nulla e che ero la stessa persona di sempre, appena che ora potevo realizzare il mio sogno”. Zé é pensionato e per chi vive in Brasile, é una buona pensione, ma lui ha fatto la procura a una figlia perché la divida con i fratelli, perché lui non vuole dipendere dalla pensione, solo in caso di estrema necessitá, come per esempio una grave malattia. Lo trovavo due volte la settimana, sempre vicino alla chiesa di Santa Cecilia, nel centro storico di São Paulo e mi piaceva parlare con lui e ascoltare le sue storie e quando le dicevo che 72 anni non era etá per vivere in strada col freddo e l’umiditá della notte, mi rintuzzava: “ma lei che ne dice, lei viene in strada a aiutare noi poveri, fa sacrifici per noi, ma é felice non é vero?” Si, gli rispondevo, ma io dopo vado a dormire nel mio letto, in quanto a te... “É, padre, lei non sa come é bello e come mi sento felice a dormire in strada, lei si sente protetto e sicuro nel suo letto e nella sua casa e io qui dormo nel cuore della cittá, il cielo di São Paulo é il mio tetto, o, come mi diceva la buon’anima di mia nonna, gli angeli della notte mi proteggono”. Di fatto in tutti quegli anni in strada non le era mai successo nulla e era stimato e amato da tutti specialmente dai bambini di strada che lo chiamavano, “Vó”(nonno). Al termine di ogni nostro incontro Zé tirava sempre la stessa conclusione: “Pe. José, la vita passa veloce, molto veloce, non fare il male é legge naturale, un obbligo, fare il bene é il fine, l’obiettivo della vita, vivere libero e dipendere solo da Dio, é un dono, é realizzazione piena”. Non dimenticheró mai quegli occhi limpidi che ti scrutavano a fondo, sinceri, di un uomo convinto e coerente. Zé era cosí, un uomo strano, ma molto simpatico e pieno di manie che lo facevano ancora piú interessante. Ve ne racconto una per poterlo capire un po’ di piú. Anche nel freddo inverno di São paulo, Zé andava sempre con i calzoni corti e in piú erano sempre gli stessi. Un giorno mi arrischiai a chiederglielo e lui mi dette questa risposta; “non si affretti a giudicare, io faccio il bagno tutti i giorni nella fontana della Piazza della Sé (cattedrale) e mi cambio sempre, solo che, puó sembrare strano, ho tre paia di calzoni corti uguali e sa perché? Perché voglio che la gente veda sempre lo stesso Zé, cosí come sono, e non dica un domani: Zé é cambiato!”. Ma Zé, mi difesi, tutto cambia a questo mondo, cambiamo anche noi uomini, perché tu non vuoi cambiare? “Ha ragione padre, ma non é vero che molte volte quando cambiamo, cambiamo in peggio? Il mondo é una gran bella illusione..., lo dice anche la Bibbia, non é cosí, padre?”

“Abraço forte!”
“Solo due righe, forseun po’ di piú!”
p. Pino, don Bepi, Beppe, Giuseppe,
infine, un po’ piú vecchio, ma sempre lo stesso e per sempre vostro amico

 
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